Surrealismo: tra pittura e scrittura automatica

“Fatevi portare di che scrivere, dopo esservi sistemato nel luogo che vi sembra più favorevole alla concentrazione del vostro spirito in se stesso. Ponetevi nello stato più passivo, o ricettivo, che potrete. Fate astrazione del vostro genio, delle vostre doti e da quelle di tutti gli altri. Scrivete rapidamente senza un soggetto stabilito, tanto in fretta da non trattenervi, da non avere la tentazione di rileggere[…]”

Con queste parole André Breton, leader carismatico del pensiero surrealista, nel suo Manifesto, redatto nel 1924, fa una summa della “magica arte” la ricerca dell’ “altrove“, l’astrazione, la perdita dello stato di coscienza, per mezzo della scrittura automatica.
Traendo ispirazione dalle teorie Freudiane sull’inconscio, come guida di tutte le azioni e pensieri, del sogno, come linfa per l’immaginazione, crea un nuovo modello di fare arte, sganciandosi completamente dalle idee razionaliste e positiviste, che a lungo avevano represso la purezza dello spirito dell’artista.

La critica di una società aristocratica, borghese e materialista, che ritenne essere direttamente responsabile della Prima Guerra Mondiale, è potente e rivoluzionaria e questa anti-arte trae humus da ciò.
Le immagini surrealiste, funzionano come quelle dell’oppio che non è più l’uomo ad evocare, ma che

“gli si offrono spontaneamente, dispoticamente. Egli non può congedarle; perché la volontà è senza forza e non controlla più le facoltà”

Qui Breton cita la critica di Baudelaire: la considerazione che il processo messo in atto dalle immagini surrealiste sia quasi assimilabile a quello dell’effetto di una droga.
Nel 1919, insieme allo scrittore e giornalista Philippe Soupault, dopo il suicidio dello scrittore ed amico Jacques Vaché, compone i primi versi di scrittura automatica, pubblicati lo stesso anno, sotto il titolo Les Champs magnétiques ( I campi magnetici).
Il metodo della scrittura automatica aiuta ad entrare in contatto con il proprio Se’ interiore, estraniando il pensiero ed inizia ad essere presente nelle arti figurative surrealiste.

“La mano dell’artista vola libera è attratta dal suo stesso movimento e da nient’altro e descrive le forme che affiorano arbitrariamente..”(André Breton)

Simona Iapichino

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